PRIVACY & GDPR un anno dopo, cosa cambiato?



Italia non è in una buona posizione!




Il 25 maggio 2019 fu il primo anniversario (GDPR) che ha interessato e interessa tutte le aziende che trattano dati personali di cittadini dell’Unione Europea. I due anni che hanno preceduto l’entrata in vigore del GDPR hanno visto una corsa senza precedenti da parte delle aziende, le quali hanno esaminato e modificato le proprie pratiche per cercare di conformarsi al nuovo regolamento ed evitare così una potenziale ammenda fino al 4% dei propri ricavi globali, in caso di mancata dichiarazione di un avvenuto incidente informatico.

Nel corso degli ultimi 12 mesi, dalla corsa iniziale si è passati a un ritmo di adeguamento più cauto man mano che le autorità di regolamentazione sviluppavano il processo di revisione delle centinaia di migliaia di denunce di violazione già presentate. Ad oggi il numero di azioni intraprese a seguito di incidenti è stato molto limitato, con un tasso relativamente basso di ammende comminate, in quanto le autorità di regolamentazione si sono impegnate maggiormente a rendere il GDPR più efficace.

Nel corso di una tavola rotonda tenutasi all’inizio del mese di maggio durante il Global Privacy Summit dell’International Association of Privacy Professionals a Washington D.C., Elizabeth Denham della commissione Information e Andrea Jelinek, Presidente dell’European Data Protection Board, hanno sottolineato che le indagini su eventuali violazioni dei dati richiedono almeno 6 mesi di tempo per completarsi.

Al di là delle indagini rivolte alle aziende, il GDPR ha anche portato benefici per i consumatori dell’Unione Europea, in quanto le aziende hanno intensificato notevolmente il proprio impegno per educare il pubblico sulle pratiche in materia di dati. L’istituzione di meccanismi di accesso, rettifica e cancellazione delle richieste ha dato a milioni di persone un metodo semplice per controllare meglio l’utilizzo dei loro dati personali. Inoltre, i diritti conferiti ai consumatori dall’UE hanno un effetto a valle su molti consumatori di Paesi terzi che possono così beneficiare di pratiche rafforzate, in quanto le imprese adottano adesso un approccio comune alla riservatezza dei dati.

In occasione dell’anniversario, la Commissione europea ha diffuso un Eurobarometro con i dati Paese per Paese sulla consapevolezza riguardo all’esistenza del GDPR. Una panoramica interessante per valutare la diffusione della conoscenza riguardo questa materia.

Nella classifica, l’Italia non è in una buona posizione: è nella parte finale, con solo il 49% dei cittadini informati sul regolamento europeo in materia di protezione dei dati. Peggio la Francia, con il 44%, poco meglio il Belgio con il 53% e Grecia e Cipro con il 58% ciascuno.

Nella top five si trova al primo posto la Svezia con il 90%, seguita dall’Olanda con l’87%, la Polonia con l’86%, la Repubblica Ceca con l’85% e la Slovacchia con l’83%. Inoltre, in media il 57% degli europei sa che nel proprio Stato esiste un’autorità che si occupa della protezione dei dati personali. Un dato significativo, in quanto la percentuale è aumentata del 20% rispetto al 2015.

 

Ti senti parte del 51% dei cittadini non informati in materia del Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati Personali o fai parte di un’azienda che tratta i dati personali e può andare incontro a sanzioni amministrative con multe fino a 100 milioni di euro o fino al 4% del fatturato mondiale annuo?

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