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GDPR&SOCIAL? LA POLITICA PRIVACY di FACEBOOK





Partendo dalla NOTIZIA, dei giorni scorsi, CHE CI SONO STATE PROPOSTE DA PARTE DELL’EUROPARLAMENTO PER PROTEGGERE MEGLIO LA PRIVACY DEI CITTADINI SU FACEBOOK, (in risposta allo scandalo Facebook/Cambridge Analytica, gli eurodeputati chiedono un audit completo su Facebook e nuove misure, per valutare il livello di protezione e sicurezza dei dati personali degli utenti à http://bit.ly/2DcsVwH). La privacy è, infatti, un tema complicato in generale per qualunque social network, ma di più per un’azienda come Facebook, che ha tra le mani i dati di oltre un miliardo e mezzo di persone e che dopo lo scandalo CAMBRIDGE ANALYTICA, ha perso non tanto credibilità, quanto piuttosto e soprattutto anche quotazioni in BORSA!
Per capire quanto valgono i nostri dati, il nuovo petrolio, abbiamo pensato, allora, di approfondire specificamente la POLITICA PRIVACY finora adottata da Facebook, dal Dopo Cambridege Analytica e dall’entrata in vigore del GDPR.



Facebook sin dall'entrata in vigore del nuovo regolamento europeo, ovvero a ridosso dello scandalo del CAMBRIDGE ANALYTICA, si è tenuta sul sottile confine tra legalità e illegalità, e ha cercato di applicare le norme del General Data Protection Regulation in modo tale da non danneggiare prima di tutto e soprattutto i suoi interessi personali.

Ha informato gli utenti sulle conseguenze del nuovo regolamento, ma ha continuato a tracciare gli utenti tramite lo script inserito in ogni sito con il tasto Facebook, ha continuato a raccogliere informazioni analitiche dettagliate sul browser, sul movimento del mouse, sull’IP e sulla posizione GPS. E tutte cose di cui non c’è traccia nelle impostazioni legate alla privacy! Facebook informa l’utente che userà questi dati per “migliorare il servizio”, ma non offre come richiesto la possibilità di disabilitare la raccolta dei dati. Inoltre FB ha introdotto restrizioni per gli UNDER 25, adolescenti - si legge nel testo - vedranno una versione meno personalizzata di Facebook, con condivisione limitata e annunci meno rilevanti, fino a quando non otterranno il permesso da un genitore o tutore di utilizzare tutti gli aspetti di Facebook. Anche quando la legge non lo richiede, chiederemo a ogni ragazzo se vuole vedere le inserzioni basate sui dati dei partner e se vuole includere informazioni personali nel proprio profilo, in modo che possa scegliere cosa vuole fare".

Facebook, pertanto, non solo ha violato la fiducia dei cittadini dell’UE, “ma anche il diritto dell’UE”. Ecco, perché gli eurodeputati hanno chiesto a Facebook di consentire agli organi dell’UE di effettuare un audit completo per valutare il livello di protezione e sicurezza dei dati personali degli utenti.
L’articolo 32 del regolamento dice che “Il consenso dovrebbe essere espresso mediante un atto positivo inequivocabile con il quale l'interessato manifesta l'intenzione libera, specifica, informata e inequivocabile di accettare il trattamento dei dati personali che lo riguardano, ad esempio mediante dichiarazione scritta, anche attraverso mezzi elettronici, o orale. Non dovrebbe pertanto configurare consenso il silenzio, l'inattività o la preselezione di caselle.” La schermata che Facebook ha utilizzato per adeguare gli utenti al regolamento è stata chiaramente fuori da questi confini: il tasto blu “Accetta e continua” è una chiara casella pre-selezionata, e soprattutto è ben più evidente del pallido tasto “Gestisci le impostazioni sui dati”. Facebook avrebbe dovuto mettere due tasti identici, “Accetto” e “Non accetto”, e questo per ogni singolo aspetto. Facebook ha informato l’utente che usava i dati per “migliorare il servizio”, ma non ha offerto come richiesto la possibilità di disabilitare la raccolta dei dati.

Insomma pare proprio che Facebook non abbia a cuore la privacy dei suoi utenti e questo accade per il modello stesso di business che lo contraddistingue, in modo opposto a quello di APPLE, che invece prevede la vendita di prodotti e servizi e non la monetizzazione degli utenti trattandone i dati con soggetti terzi. La regolazione, infatti, di Apple prevede non solo una forte autodisciplina da parte dei suoi stessi prodotti e servizi, ma vincola attivamente le app di terze parti che possono essere scaricate dall'app store. Apple non ha bisogno dei dati degli utenti, non mette le mani sulla vita privata degli utenti Facebook si. Apple mette il consumatore al primo posto, Facebook i propri interessi!

Le politiche privacy di Facebook non hanno retto al test della normativa europea sul trattamento dei dati ed ora però cambiamenti dovranno per forza avvenire…staremo a vedere che si inventerà!


 
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